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I racconti della tradizione... e non solo - I parte

Ultima modifica il Venerdì, 14 Dicembre 2012 16:42

Riceviamo questo bel racconto da un capo della nostra Zona che però richiede l'anonimato. Che si tratti di una storia vera o che sia frutto della fantasia ancora non ci è dato saperlo...

Buona lettura e grazie a...

 

 

 

                                                          Un posto dove stare bene

C’era una volta un gruppo di scout cattolici di Firenze   che aveva piantato il suo campo estivo in un’abetaia della Val di Fiemme , di fianco al letto asciutto di un torrente: dall’altra parte del torrente c’erano degli altri scout , con una divisa leggermente diversa, che venivano  da una città della Lombardia . Sulle prime,  gli scout fiorentini   pensarono che i vicini appartenessero a qualche associazione di scout “laici” sul tipo dell’Assoraider o del CNGEI, ma poi si accorsero che quasi tutti i giorni , ancor prima dell’alzabandiera, il reparto “misterioso” si riuniva ad una certa distanza dalle tende  per celebrare la messa. Cosa ancor più sorprendente, vicino al luogo della celebrazione, assieme al solito altare costruito con tronchi e cordino, c’era una strana tenda, isolata da tutte le altre . Non’era una tenda come le solite tende canadesi da squadriglia; aveva un palo più alto al centro e tanti pali attorno, e un’entrata preceduta da una piccola veranda.

C’erano tutti gli ingredienti necessari a  solleticare la curiosità dei toscani: uno di loro  (lo chiameremo “il Ciacci”) , un mattino  che non aveva granchè da fare, attraversò il torrente in secca e poi, prendendo un giro un po’largo , andò a piazzarsi tra i pini che costellavano il pendio sopra alla tenda misteriosa: - Ovvia! (l’esclamazione originale era molto più ruspante) - Disse fra sé il Ciacci – Voglio vedere cosa combinano i  lombardi in ‘sta specie di pagoda di tela.- E si mise in attesa.

Dopo qualche minuto arrivò un ragazzo della sua età: aveva addosso un paio di calzoncini di tela tipo bermuda color khaki  e  una T-Shirt bianca. Aprì la zip che chiudeva la tenda, entrò , richiuse la zip. Dopo circa 20 minuti, uscì con un piccolo sgabello che posizionò davanti all’entrata. Si sedette e rimase in silenzio per altri 10 minuti. Poi si alzò , rimise lo sgabello nella tenda, ma lasciò la porta aperta. Poi uscì e tornò verso la cambusa del campo

 

In quel momento arrivò un tipo sui vent’anni, in uniforme completa. Salutò il ragazzo con la maglietta bianca con un cenno del capo ed entrò nella” pagoda” lasciata aperta. Rimase anche lui nella tenda per circa mezz’ora; poi uscì , e si diresse verso lo spiazzo dell’alzabandiera , con il fischietto in bocca.

Nel frattempo sopraggiunse un altro ragazzo,  in uniforme da campo, con ancora indosso un paio di guanti da lavoro; fermatosi davanti alla tenda, si tolse i guanti ed entrò, chiudendo la tenda. Come i due che l’avevano preceduto, rimase  lì  una mezz’ora e poi se ne andò, subito sostituito da un’altra persona.

La cosa si ripetè più volte. Il Ciacci era sempre più curioso, ma non osava avvicinarsi troppo: il nostro   se ne ritornò, dunque, alle sue normali occupazioni di aiuto capo reparto, ripromettendosi di saperne di più.

L’occasione venne quando il Ciacci ruppe il “mi cantino” della sua Ibanez. Aveva notato che nel campo dei suoi singolari vicini , c’era un chitarrista piuttosto bravo, munito  di una dodici corde nera così ganza  che il rover fiorentino  sbavava ogni volta che la vedeva.

E così il   Ciacci , assumendo la tipica faccia tosta del rover  scafato del IV° anno, passò “il Rubicone”e si presentò ben bello  alla cucina dei lombardi.

-Ehi ciao, sono il Ciacci del San Lorenzo 1, non è che ci sia il vostro chitarrista quello con la dodici corde…no perché mi si è rotto il mi cantino e non c’ho una corda da sostituirlo…-

Dalla cambusa poco lontana, uscì l’invidiato possessore della dodici corde: -Ciao, se vieni con me, dovrei avercene una su, alla tenda della preghiera.-

Bene, pensò il Ciacci: du’ piccioni co’ una fàva. – Grazie, non speravo di meglio (sorriso smagliante a 32 denti). Ti seguo.-

Il Ciacci e il suo nuovo mentore  salirono su per il pendio, fino alla piazzola dove era stata montata la tenda misteriosa; il suo accompagnatore  aprì la porta ed entrò; il Ciacci fece per stare rispettosamente fuori, in attesa, ma il lombardo lo chiamò:-Ciacci vieni pur dentro, che non c’è niente di segreto.-

L’interno della tenda era quasi vuoto: c’era uno sgabello, una stuoia di paglia intrecciata, un’icona della Trinità, una Bibbia aperta e una lucerna ad olio. In un angolo c’era la bottiglia dell’olio e la custodia della dodici corde del Mimmo(così si chiamava il megachitarrista dei lombardi).

Il Ciacci non stava più nella pelle e chiese al suo nuovo amico cosa fosse quel posto. –E’ la tenda della preghiera. Ognuno di noi rover e dei capi, durante la giornata, trascorre qui una mezz’ora a pensare e a pregare. Si fa un elenco con gli orari, come in una veglia alle stelle, e poi ci alterniamo da dopo colazione fino all’ora dei vespri, quando chiudiamo tutti insieme con la recita di un salmo e un canto.-

-Scusa- Disse il Ciacci. – Non ho capito: ma se uno sta facendo qualcosa ,che so sta montando una costruzione o sta facendo da mangiare, pianta lì tutto e va a pregare?-

-Beh , si cerca di fare in modo di non interferire con gli impegni col riparto, ma in linea di massima sì.-

Ciacci era un po’ confuso: evidentemente per quegli strani tipi c’era qualcosa che veniva prima del servizio. Il suo interlocutore gli lesse del pensiero:-Vedi, se non avessimo un momento solo per noi,che possiamo trascorrere nel silenzio e nel raccoglimento, non saremmo capaci di reggere gli impegni del campo . Ne abbiamo bisogno: la tenda della preghiera è il respiro del campo-.

Ciacci, per solito piuttosto cinico ,  rimase molto colpito dalle parole del Mimmo. Uscito dalla tenda , guardò verso gli angoli delle squadriglie  dei lombardi. Per la prima volta notò che il luogo dove quella strana tenda era stata rizzata non era stato scelto a caso: era pieno di fiori e da lì, oltre gli abeti, si vedevano  le cime delle montagne: era un posto bello , dove si stava bene.

Quella sera, prima di cena ,  il Ciacci torno alla tenda della preghiera: trovò i capi e i rover del reparto di Mimmo (una dozzina in tutto con i cucinieri) seduti in cerchio, con l’assistente. Senza dire nulla, gli fecero posto, come se fosse sempre stato così, come se fosse uno di loro. Pregarono col salmo 22 e il Mimmo suonò un vecchio canto delle Aquile Randagie.

L’anno dopo, al campo estivo del San Lorenzo 1, c’era una tenda in  più, spostata dalle altre…